BAMBINI E DIPENDENZA DA TABLET E SMARTPHONE

Una ricerca della Società italiana Pediatri (Sip) ha evidenziato che in Italia 8 bambini  su 10 fra 3 e 5 anni usano il cellulare dei genitori; il 70% dei genitori usa lo smartphone per distrarli o calmarli già durante il primo anno di vita , il 70% al secondo anno.

Comportamenti questi molto rischiosi che possono provocare seri danni sia dal punto di vista fisico sia dal punto di vista psichico. Se prima il bambino non ha appreso ed esercitato la capacità di disegnare, manipolare, costruire, sviluppando la manualità, l’utilizzo dei dispositivi digitali può confonderlo e creare dei problemi rispetto alla graduale successione delle varie tappe dello sviluppo infantile.

Spesso i genitori, troppo permissivi, sottovalutano l’entità dei danni psicofisici che l’uso smodato dei tablet e degli smartphone può provocare nei bambini piccoli. L’eccesso di connessione può portare all’insorgenza di disturbi comportamentali, relazionali e di apprendimento; problemi relativi all’udito, alla vista, al metabolismo (obesità), al ritmo del sonno.

A tale riguardo la SIP (Società Italiana Pediatri) ha pubblicato un documento ufficiale sull’uso dei media device (cellulare, tablet, smartphone, pc) nei bambini da 0 a 8 anni di età, evidenziando dei punti centrali:

  • No a smartphone e tablet prima dei 2 anni, durante i pasti e prima di andare a dormire;
  • Limitare l’uso a massimo un’ora al giorno nei bambini di età compresa dai 2 ai 5 anni e al massimo 2 ore al giorno per quelli di età compresa tra i 5 e gli 8 anni;
  • Si sconsigliano l’uso di cellulari e tablet per calmare o distrarre i bambini (www.sip.it) .

E’ necessario porre dei limiti ai bambini e trovare modi alternativi per calmarli e per rapportarsi. I genitori dovrebbero dare l’esempio, limitando l’uso di smartphone e di tablet trasmettendo ai propri figli il piacere della lettura, del gioco e del disegno in modo da poter stimolare le abilità linguistiche, cognitive e socio-emozionali del bambino.

Bisogna tornare a riflettere sul significato della noia, intesa come un “saper stare”, e su quanto questa possa essere da stimolo per ri-scoprire la creatività del bambino.

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