CAPRICCI

   Il significato di un capriccio dipende dalle situazioni in cui il capriccio si manifesta e dalla relazione tra le persone con cui il bambino sta interagendo, in genere i genitori.

Se questi ultimi mandano messaggi contrastanti o regole poco chiare  il bambino può confondersi: i genitori ai suoi occhi inizieranno ad essere poco credibili e lui inizierà ad acquisire sempre più potere nella relazione.

Daniele Novara, famoso pedagogista, sostiene che la maggior parte dei capricci dei bambini dipendono dalla poca chiarezza degli adulti. Secondo Novara, se si rimandano al bambino scelte e decisioni quotidiane il bambino sarà investito di un potere eccessivo che non gli appartiene e che soprattutto non può gestire, in quanto, fino ai 6-7 anni non ha ancora acquisito la reversibilità del pensiero. Quest’ultima è la capacità del bambino di comprendere le conseguenze di un comportamento.

Il genitore che chiede al bambino cosa vuole mangiare oppure come si vuole vestire rischia di entrare in una situazione di decisione\indecisione dalla quale spesso quest’ultimo non sa uscire: il capriccio diventa allora il tentativo di scaricare la tensione accumulata e di uscire dalla confusione.

E’ il genitore che deve sapere cosa il bambino deve o no deve mangiare, a che ora deve andare a dormire o come deve vestirsi. Il bambino non possiede ancora gli strumenti per farlo.

Novara sostiene che “se si danno regole precise, chiare e condivise, i capricci comportamentali sono soltanto rare eccezioni”. Suggerisce inoltre di evitare di discutere con il bambino di 3-4-5 anni chiedendogli cosa vuole fare o non fare o chiedendo una sua approvazione perché questa modalità può provocare uno stato d’ansia nel bambino così piccolo in quanto ancora non completamente in grado di esprimere preferenze.

Secondo Claudia M. Gold, pediatra e psicologa americana, il modo migliore per affrontare i capricci del bambino è quello di "tenerlo nella mente", mettendosi nei suoi panni e provando empatia: in questo modo il bambino sentendosi compreso impara nel corso della crescita a riconoscere le proprie emozioni e gestirle. Il genitore così accoglie e contiene l'emozione del bambino legittimando la sua rabbia ma trasmette al tempo stesso disapprovazione verso il comportamento capriccioso. 

 

Testi consigliati:

Novara Daniele, Urlare non serve a nulla , 2014, ed. BUR Rizzoli.

Claudia M.Gold, I pensieri segreti dei bambini, 2012, Sperling & Kupfer. 

Penney Hames, I bambini non fanno mai i capricci, 2017, Red.

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